Liffo, la mini-cucina intelligente di Robomagister, accanto al logo ADI Design Index 2026 – Selezione Compasso d'Oro
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Liffo entra nell'ADI Design Index 2026.

📅 🕐 5 min di lettura ✍️ di Team Liffo

Il 1° ottobre, all'ADI Design Museum di Milano, è stata presentata la nuova edizione dell'ADI Design Index: 340 progetti scelti dall'Osservatorio Permanente del Design per raccontare dove sta andando il design italiano. Liffo è tra questi, selezionato nella categoria Food design — una delle quattordici in cui si articola l'Index, e una delle più piccole: undici progetti in tutto.

Non è il riconoscimento a una campagna o a un lancio. È un riconoscimento al progetto, e al percorso di ricerca che lo ha accompagnato: al modo in cui una tecnologia molto complicata è diventata un oggetto con cui si convive. Sotto, però, c'è un'idea ancora più semplice, ed è quella a cui teniamo di più: che la cucina di casa non vada soltanto ricordata, ma rimessa in circolo.

Che cos'è l'ADI Design Index

L'ADI — Associazione per il Disegno Industriale, fondata nel 1956 — ogni anno individua i progetti che si distinguono per qualità, innovazione e valore progettuale e li raccoglie in una pubblicazione che è uno dei riferimenti della cultura del design in Italia. Entrarci significa vedere il proprio lavoro riconosciuto e documentato lì dentro.

La valutazione non si ferma alla forma. Pesano l'innovazione, la funzione, i materiali e le tecnologie, i processi produttivi, la sostenibilità, l'accessibilità, e soprattutto il rapporto fra l'oggetto e la persona che lo userà davvero.

«Un quadro non esaustivo, ma certamente plausibile, dello stato dell'arte del design italiano: una fotografia che, anno dopo anno, ci restituisce un ritratto in evoluzione del sistema design e del suo rapporto con la società.»
Luciano Galimberti, presidente di ADI

Da dove viene Liffo

Liffo nasce a Reggio Emilia da un'intuizione di Massimiliano Delsante, fondatore e amministratore di Robomagister: un posto dove l'innovazione tecnologica e la cultura del cibo abitano la stessa strada da sempre, e dove sembrava naturale chiedersi che cosa succede se le si mette a lavorare insieme.

Il disegno è stato affidato a due studi che hanno vinto un concorso fra diversi designer. Stefano Lodesani Studio, di Reggio Emilia, è lo studio che Stefano Lodesani, architetto, ha aperto nel 2010 dopo la laurea e il master al Politecnico di Milano e la formazione negli Stati Uniti fra il California College of Arts and Crafts e Berkeley: lavora fra architettura, interior, allestimento e product design, cercando ogni volta l'equilibrio fra spazio, materia, luce e funzione. Sapiens Design Studio, di Milano, è stato fondato nel 2017 da Alessandro Mattia e Gloria Gianatti, entrambi formati al Politecnico: progettano ogni oggetto come un dispositivo narrativo, qualcosa che suggerisce usi e accende curiosità, con un'attenzione costante alla sostenibilità ambientale, sociale e culturale.

Entrambi lavorano a livello internazionale fra architettura e design. Messi insieme, hanno sviluppato un linguaggio capace di dare un aspetto amichevole, rassicurante, quasi familiare a una tecnologia estremamente sofisticata.

La complessità che sceglie di nascondersi

Il problema che i due studi avevano davanti non era disegnare una macchina. Era far sì che una macchina così potesse stare in una cucina senza sembrarci un corpo estraneo.

La risposta è stata nascondere la complessità invece di esibirla. Ogni elemento tecnologico è integrato nel volume, persino il display è a scomparsa. I materiali opachi sono piacevoli al tatto e facili da pulire, e bastano loro a far scivolare Liffo da dispositivo tecnologico a presenza naturale di casa.

Le forme tondeggianti del volume principale sono bilanciate da linee tese che generano ombre nette sulle superfici laterali e lo alleggeriscono. La fascia LED, con cui Liffo comunica che cosa sta facendo, scandisce i diversi piani dell'oggetto e richiama un'immagine che in cucina conosciamo tutti: stoviglie e tegami sovrapposti.

Poi ci sono le due grandi «orecchie» del coperchio. Erano già nei primi schizzi e sono rimaste fino all'ultimo. Sono loro a dare a Liffo un carattere antropomorfo, amichevole, riconoscibile a colpo d'occhio — e sono il motivo per cui, quando qualcuno lo vede per la prima volta, di solito sorride.

Un nome di dialetto, una cucina che continua

Il nome affonda le radici nella cultura gastronomica emiliana. Nella tradizione reggiana «liffo» indica qualcosa di goloso: una parola di casa, di quelle che non si imparano sui libri ma a tavola.

Non è un omaggio e basta. È la dichiarazione di che cosa dovrebbe fare questo oggetto: custodire un patrimonio e, insieme, contribuire a rinnovarlo attraverso la creatività e i gusti di chi lo usa.

Perché è lì che la cucina di famiglia rischia davvero di perdersi. Non quando la si dimentica — le ricette scritte a mano stanno ancora nei cassetti — ma quando nessuno ha più il tempo di rifarle. Una ricetta sopravvive solo se qualcuno la cucina: finché resta su un foglio, è un ricordo; nel momento in cui torna in tavola, è ancora cultura viva.

È questo il punto in cui l'intelligenza artificiale smette di essere una specifica tecnica e diventa qualcosa di utile. Liffo legge una ricetta anche da una fotografia o da un foglio scritto a mano, la traduce in una procedura e la esegue. Poi impara le preferenze di chi lo usa e personalizza man mano i piatti — quindi quella ricetta non resta congelata: cambia, si adatta a nuovi gusti, passa di mano. La preparazione si può programmare in anticipo e avviare anche quando non si è in casa, seguendola a distanza con la telecamera integrata e con l'app.

Il risultato è che il piatto della nonna non finisce in archivio. Torna in tavola il martedì sera, lo mangia qualcuno che non l'ha mai visto cucinare, e da lì riparte. Liffo non conserva la cultura gastronomica: la rimette in circolo, e la consegna a chi viene dopo.

La strada verso il Compasso d'Oro

Entrare nell'Index non è soltanto una pubblicazione: è il requisito necessario per accedere al Compasso d'Oro, il premio che ADI assegna dal 1954 e la cui collezione storica il Ministero della Cultura ha dichiarato patrimonio di eccezionale interesse artistico e storico.

I progetti selezionati nel 2026 e nel 2027 formeranno il bacino da cui usciranno le candidature al XXX Compasso d'Oro ADI, in programma nella primavera del 2028. Da oggi Liffo è in quel bacino.

Grazie a Stefano Lodesani, ad Alessandro Mattia e a Gloria Gianatti, che hanno dato forma a tutto questo. E all'ADI, per averlo guardato da vicino.

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